Dai grani antichi alla birra tra le Crete Senesi

Dai grani antichi alla birra tra le Crete Senesi

Da Milano alla Toscana con un sogno: acquistare un’azienda agricola e cambiare vita. Fatto!

L’impronta di un trattore nel campo e una frase: “Si beve quel che si semina”. Paradigma che diventa stile di vita, metodo di lavoro, senza filtri, tutto alla luce del sole e tra le pieghe della terra. Nella meraviglia – struggente – delle Crete Senesi – c’è un “regno” col suo re e la sua regina: Podere del Pereto e una storia che merita di essere raccontata.

Dalla Lombardia alla Toscana con la voglia di cambiare vita; taglio netto col passato, aperti al nuovo corso delle cose ma in una dimensione più raccolta, autentica, più vera.

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Claudio D’Agnolo e Isabella Riva hanno girovagato più di un anno prima di scegliere dove piantare nuove radici. Tutti hanno un luogo dell’anima, loro lo hanno trovato nelle campagne intorno a Rapolano Terme, palcoscenico unico dove la natura si esibisce ogni giorno in spettacoli mozzafiato.

Milanesi, lui dirigente di una multinazionale nel settorre delle navi portacontainer; vita impostata, rotta tracciata, ma qualcosa non girava per il verso giusto.

C’era quel sogno nato dalla passione per la Toscana che batteva in testa e via via andava assumendo contorni sempre più definiti, realistici: cambiare tutto e acquistare un’azienda agricola. Un anno e mezzo dentro la terra di Toscana a cercare, ma alla fine è stato il luogo a trovare loro.

Il 1991 è l’anno della nuova vita, il 1997 quello della certificazione bio dell’azienda e il 2013 il battesimo del Birrificio agricolo e biologico, l’orgoglio di Claudio appassionato di birra prima come degustatore, poi come “artigiano” di un progetto pensato lungo l’autostrada che collega Monaco a Norimberga (città della più prestigiosa fiera Bio al mondo), osservando le distese di luppoleti:

“Lì mi si è accesa la lampadina. Sono amante della birra, nei primi anni ’90 ho avuto la possibilità di assaggiare birre belghe e mi si è aperto un mondo; lì ho potuto apprezzare la biodiversità nel mondo della birra”.

E dal momento che “in azienda con mia moglie Isabella già da diversi anni coltivavamo cereali di altissima qualità certificati bio, grani antichi, orzo, tutto nel rispetto della biodiversità, mi è sembrato naturale produrre birra con le nostre materie prime, ottenendo una filiera cortissima, direi il vero km0 perchè facciamo tutto in azienda: dalla semina alla coltivazione delle materie prime, alla confezione della birra”.

Quando l’ultimo atto della catena è compiuto, Claudio prova una

“grande soddisfazione per il lavoro che c’è dietro”

, corroborata da riconoscimenti importanti che premiano sacrifici e coraggio. L’impronta del trattore nella terra è il logo del Birrificio La Stecciaia e il “si beve quello che si semina” lo slogan del modus vivendi. Radici.
“La nostra Ipa ha vinto la medaglia di bronzo al concorso Birra dell’anno mentre la nostra Cocò si è classificata quarta. Infine, la nostra birra Senatrice è stata premiata dalla Guida Slow Food 2019 dedicata alle birre”, rivendica con orgoglio mentre Isabella sta spillando birre della Stecciaia e sorrisi agli appassionati che animano la piazza-scrigno di Serre di Rapolano, dove si degustano le tipicità del territorio nella notte magica di Calici di Stelle.

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Su consiglio di Claudio assaggio la Mandarina, una Golden Ale con luppolatura a freddo eseguita a fine fermentazione con la varietà di luppolo denominata Mandarina Bavaria che conferisce profumi e sapori agrumati sorprendenti: al naso sembra di tuffarsi in un agrumeto di Sicilia o della Costiera Amalfitana; in bocca si parte con una nota delicata, quasi dolciastra di malto, per poi passare a sentori erbacei e, appunto, agrumati che lasciano nel palato una sensazione di freschezza, fragranza, prima che arrivi il finale amarognolo, persistente ma non aggressivo. Un’esperienza da provare assolutamente.

Alcune birre hanno l’aggiunta di grani antichi coltivati in azienda, dal senatore Cappelli al Gentil Rosso, dal Farro Monococco alla segale e in questo caso l’integrazione è con segale tostata: un girandola di sapori e profumi che rende queste birre davvero particolari. E il bello della storia è che tutto nasce da un chicco. Bio!

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